Esplora la gamma di terapie che propongo, pensate per il tuo benessere e la tua crescita personale.

Terapia individuale
Il trattamento di psicoterapia individuale può aiutare la persona a prendere consapevolezza del senso e del significato del suo funzionamento e, di conseguenza, rendere possibile esplorare modalità più adattive al fine di accompagnarlo ad un equilibrio soggettivamente più sostenibile.
Supporto Psicologico Individuale
Sedute mirate per sostenere il benessere mentale e promuovere il cambiamento positivo. Può essere un’ottima possibilità per sportivi che vogliono lavorare sul proprio autocontrollo e sulla propria performance.
Terapia di coppia
Interventi dedicati a migliorare la comunicazione e la comprensione reciproca.La psicoterapia di coppia è particolarmente indicata per aiutare i partner a riorganizzarsi in un modo diverso: il terapeuta aiuta la coppia a definire degli obiettivi e a mettere in gioco le proprie risorse per raggiungerli allo scopo di ristrutturare il legame.

Percorsi di terapia familiare
La psicoterapia familiare può essere considerata il trattamento di elezione quando ci sono problemi: relazionali, comportamentali e di comunicazione tra i componenti della famiglia.
Di cosa mi occupo

Crescita personale e autostima
L’autostima rappresenta la valutazione che abbiamo di noi stessi. Avere una buona autostima ci rende aperti alle critiche costruttive e ci fa sentire sicuri del nostro valore, diminuendo la vulnerabilità allo stress. Un livello basso di autostima può causare problemi psicologici come ansia, depressione o la “sindrome dell’impostore”. La mancanza di autostima influisce sulla capacità di prendere decisioni, generando insicurezza che può rendere difficili anche le scelte più semplici. Con il giusto supporto psicologico imparerai a riconoscerti come una persona di valore, senza doverti paragonare agli altri. Imparerai a prenderti cura di te stesso e a concentrarti sui tuoi successi, sviluppando fiducia e soddisfazione. Questo ti permetterà di accettare eventuali fallimenti, assumerti la responsabilità delle tue scelte e ricominciare con determinazione.

Difficoltà relazionali
La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è un approccio psicoterapeutico efficace per affrontare le difficoltà relazionali. Questo tipo di terapia si concentra sull’identificazione e la modifica dei pensieri disfunzionali e dei comportamenti che influenzano negativamente le relazioni interpersonali. Attraverso la TCC, il paziente impara a riconoscere schemi di pensiero negativi, come l’interpretazione errata delle intenzioni altrui o la tendenza all’autocritica eccessiva, che possono compromettere la comunicazione e il legame con gli altri. Durante le sedute, il terapeuta lavora insieme al paziente per sviluppare abilità sociali, migliorare la gestione delle emozioni e potenziare le strategie di problem solving. Questo processo permette di aumentare l’autostima, ridurre l’ansia nelle interazioni sociali e costruire relazioni più sane e soddisfacenti. La terapia cognitivo-comportamentale è spesso strutturata in modo pratico e orientato agli obiettivi, con esercizi specifici da svolgere anche al di fuori dello studio terapeutico, come il training assertivo o l’esposizione graduale a situazioni sociali temute. In sintesi, la Terapia cognitivo-comportamentale rappresenta un valido supporto per chi desidera superare le difficoltà relazionali, offrendo strumenti concreti per migliorare la qualità delle proprie relazioni e il benessere emotivo complessivo.

Conflitti e problemi familiari
Nel contesto familiare, la TCC aiuta i membri della famiglia a riconoscere e modificare le convinzioni negative o distorte che alimentano incomprensioni e tensioni. Ad esempio, si lavora su pensieri come “nessuno mi ascolta” o “sono sempre io quello che sbaglia”, che spesso generano frustrazione e rabbia. Attraverso tecniche specifiche, come il problem solving, l’esposizione graduale e il training delle abilità comunicative, la terapia favorisce una comunicazione più efficace e empatica tra i familiari. I partecipanti imparano a gestire meglio lo stress, a esprimere le proprie emozioni in modo costruttivo e a risolvere i conflitti senza escalation. Inoltre, la TCC può essere utilizzata sia in sedute individuali che di gruppo o familiari, adattandosi alle esigenze specifiche del nucleo familiare. L’obiettivo finale è promuovere un clima di rispetto reciproco, comprensione e collaborazione, migliorando così la qualità della vita di tutti i membri della famiglia.

Supporto psicologico all’adolescente
Il disagio adolescenziale è una fase in cui i giovani possono sentirsi confusi, soli o tristi, poiché stanno attraversando cambiamenti significativi, affrontando nuove emozioni e responsabilità. È normale avere dubbi su se stessi, difficoltà nei rapporti con gli amici o tensioni familiari. In questo periodo, è importante che i ragazzi trovino il proprio spazio per costruire la propria identità, emancipandosi e differenziandosi dalla famiglia. È fondamentale riconoscere il loro malessere come una difficoltà reale legata a questo processo, che può manifestarsi in modi talvolta aggressivi, sia verso sé stessi che verso gli altri, oppure attraverso un isolamento interiore. È naturale che i genitori possano provare un senso di impotenza di fronte a queste situazioni; per questo, chiedere il supporto di una persona esperta, in un ambiente neutro e privo di giudizio, può rappresentare la soluzione migliore per il proprio figlio. Inoltre, se durante l’adolescenza si riscontra una resistenza alla terapia, è utile lavorare prima sul rafforzamento del ruolo genitoriale attraverso incontri di Parent training.

Bullismo
Il bullismo può essere definito come una serie di azioni intenzionali di prevaricazione e sopruso — fisiche, verbali, pettegolezzi, calunnie, emarginazione — ripetute sistematicamente nel tempo. Queste azioni sono messe in atto da uno o più bambini o ragazzi più grandi, più forti o più popolari nei confronti di un altro minore, che diventa la vittima.
Si parla di bullismo diretto quando gli attacchi sono espliciti e comprendono violenze fisiche e verbali. Il bullismo indiretto, invece, danneggia le relazioni sociali della vittima attraverso la diffusione di pettegolezzi, calunnie e l’esclusione dal gruppo.
Gli abusi avvengono sempre davanti a un pubblico e spesso è presente un gregario che sostiene e aiuta il bullo nelle sue azioni. La vittima non denuncia per paura di possibili ritorsioni.
Le conseguenze psicologiche e sociali colpiscono sia il bullo sia la vittima:
- Per la vittima: sintomi fisici e psicologici (come ansia, depressione, disturbi del sonno, aggressività), bassa autostima, svalutazione di sé, isolamento sociale e comportamenti autolesivi.
- Per il bullo: scarso rendimento scolastico, aumento dell’aggressività, incapacità di rispettare le regole, comportamenti devianti e criminali che possono aggravarsi nel tempo;

Cyberbullismo
Il Cyberbullismo è un atto aggressivo ed intenzionale, condotto da un individuo o da un gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo, contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” (Smith et alt, 2008).
Attraverso i nuovi media, vengono messe in atto azioni di violenza verbale, umiliazioni o iniziative che causano l’esclusione della vittima dal gruppo di pari. Questo viene attuato postando video imbarazzanti, insultando o deridendo attraverso i social network, minacciando fisicamente attraverso la rete etc. L’obiettivo è denigrare e danneggiare la reputazione o le amicizie di un coetaneo, diffondendo on line pettegolezzi e/o altro materiale offensivo.
Anche in questo caso, si distingue tra cyberbullismo diretto ed indiretto:
• diretto: quando i messaggi, le chat, le email hanno un effetto immediato sulla vittima;
• indiretto: quando il bullo posta o denigra la sua vittima usando aree pubbliche della rete, dove i contenuti diventano pubblici e condivisibili.
Tipologie di Cyberbullismo
• flaming – messaggi elettronici violenti e volgari, mirati a suscitare battaglie in un forum tra due o più contendenti;
• harassment – messaggi offensivi, insultanti, disturbanti, inviati ripetutamente nel tempo;
• cyberstalking – molestie insistenti e intimidatorie, tanto da ingenerare nella vittima timore per la propria incolumità fisica. In questo caso, può anche essere diffuso online materiale riservato ed intimo;
• denigration – diffusione online di pettegolezzi e/o altro materiale offensivo, nell’intento di danneggiare la reputazione o le amicizie di un coetaneo;
• impersonation – furto dell’identità di qualcuno, di cui si viola l’account o si ottiene in modo consensuale l’accesso. Il bullo si fa passare per la vittima, invia dal suo profilo messaggi o email, con l’obiettivo di danneggiare o compromettere la sua reputazione e la sua rete sociale;
• outing e trickery – diffusione di confidenze spontanee di un coetaneo, immagini riservate o intime precedentemente salvate;
• esclusione – emarginazione del coetaneo da un gruppo online;
• cyberbashing o happy slapping – pubblicazione online di filmati, in cui la vittima viene picchiata e insultata dal bullo al cospetto di un gruppo, che riprende la scena.
Le conseguenze per la salute della vittima possono essere molto gravi: ansia, depressione, aggressività, perdita della fiducia in sè, fino al suicidio.
L’intervento psicologico è fondamentale per dare un supporto concreto alle vittime.
Anche nei confronti di chi compie atti di violenza, la terapia psicologica offre strumenti per gestire aggressività e comportamenti devianti.

Parent training
Il parent training è un intervento psicologico dedicato ai genitori, volto a migliorare la gestione dei comportamenti problematici nei bambini e a favorire il benessere dell’intero nucleo familiare. Il termine parent training indica programmi o interventi progettati per fornire competenze e risorse ai genitori (training delle abilità genitoriali). Questi possono includere diverse metodologie e approcci, adattati alle specifiche esigenze riscontrate nel contesto familiare.

Terapia di coppia
La terapia di coppia è un percorso psicologico in cui il protagonista non è solo uno dei due partner, ma il legame che li unisce. Si lavora sul legame, sulle sue dinamiche, sui suoi schemi comunicativi, sulle sue fragilità ma anche e soprattutto sui suoi punti di forza. Non esistono requisiti specifici di accesso se non la volontà condivisa di lavorare sul rapporto e di salvare qualcosa a cui entrambi ancora tenete. Segnali che possono far capire alla coppia che è arrivato il momento di chiedere supporto potrebbero essere: litigi sempre uguali che si ripetono senza mai arrivare ad una soluzione, difficoltà di comunicazione anche senza che la situazione degeneri, evitamento del confronto, mancanza di fiducia, un tradimento passato e mai perdonato, momenti di transizione, come la nascita di un figlio. Se avete la sensazione di condividere uno spazio, una routine, una famiglia, senza però condividere davvero una vita emotiva siete nel posto giusto.

Disturbi d’ansia
I disturbi d’ansia sono condizioni caratterizzate da una sensazione eccessiva di paura, preoccupazione o nervosismo che può interferire con la vita quotidiana. I sintomi comuni includono agitazione, tensione muscolare, difficoltà a concentrarsi, irritabilità e problemi di sonno. Le principali tipologie di disturbi d’ansia comprendono il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo di panico, le fobie specifiche, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo post-traumatico da stress. È importante riconoscere e affrontare i disturbi d’ansia per migliorare il benessere psicologico e la qualità della vita.

Disturbo di panico
Il disturbo di panico si manifesta con attacchi improvvisi e ricorrenti di intensa paura o disagio, accompagnati da sintomi fisici come palpitazioni, sudorazione, tremori, difficoltà respiratorie, dolore al petto, nausea, vertigini e sensazione di perdita di controllo o morte imminente. Questi episodi possono verificarsi senza un motivo apparente e causano forte disagio nella vita quotidiana.

Fobia Sociale
La fobia sociale, oggi più correttamente chiamata disturbo d’ansia sociale, è caratterizzata da una paura intensa e persistente legata alle situazioni in cui si è esposti al possibile giudizio degli altri. Chi ne soffre non sperimenta una semplice timidezza, ma un timore profondo di apparire inadeguato, di essere umiliato o di mostrare segni evidenti di ansia che potrebbero causare l’esclusione sociale. Questa condizione può manifestarsi in vari contesti, come situazioni interpersonali — ad esempio partecipare a una festa o parlare con sconosciuti — oppure in contesti di performance, come parlare in pubblico o affrontare un esame. L’ansia si manifesta sia a livello fisico che psicologico con sintomi quali tachicardia, tremori, sudorazione eccessiva, arrossamento del volto e tensione muscolare, oltre a pensieri catastrofici sul proprio comportamento e un costante monitoraggio del giudizio altrui. Se non trattata, la fobia sociale può trasformarsi in una vera e propria prigione, portando a un evitamento sistematico di ogni interazione e limitando drasticamente la vita lavorativa e personale. Tuttavia, esistono percorsi efficaci per superarla, soprattutto attraverso la psicoterapia cognitivo-comportamentale — spesso considerata il trattamento di scelta — e, nei casi più complessi, il supporto farmacologico.

Disturbi somatici
I disturbi da sintomi somatici (o somatoformi) sono condizioni in cui disagi emotivi o psicologici si manifestano attraverso sintomi fisici reali (dolore, stanchezza, vertigini). E’ importante tenere presente che il paziente sperimenta una sofferenza reale, non simulata, che compromette la vita quotidiana e genera ansia, spesso senza una causa organica proporzionata. Il trattamento d’elezione è la psicoterapia, spesso combinata con un supporto medico continuo.

Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)
Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è una condizione mentale caratterizzata dalla presenza di pensieri indesiderati e ripetitivi chiamati ossessioni, che causano ansia e disagio. Per alleviare questa ansia, la persona sente il bisogno di compiere azioni ripetitive o rituali, chiamati compulsioni. Ad esempio, può lavarsi le mani molte volte o controllare continuamente se la porta è chiusa. Questi comportamenti temporaneamente riducono l’ansia, ma nel tempo possono interferire con la vita quotidiana. Il DOC è una condizione comune e può essere trattata con successo attraverso terapie come la terapia cognitivo-comportamentale e, in alcuni casi, con farmaci. Se pensi di avere sintomi di DOC, è importante parlarne con uno specialista per ricevere il supporto adeguato.

Disturbi dell’umore
I disturbi dell’umore sono condizioni psicologiche caratterizzate da alterazioni durature dell’umore che influenzano profondamente la vita quotidiana. Tra i principali disturbi dell’umore si annoverano la depressione, il disturbo bipolare e il disturbo ciclotimico. La depressione si presenta con sintomi quali tristezza intensa, perdita di interesse e affaticamento, mentre il disturbo bipolare è segnato da oscillazioni tra stati di euforia (mania) e depressione. Le cause sono spesso multifattoriali, comprendendo fattori genetici, biochimici e ambientali. Il trattamento generalmente combina terapia farmacologica e psicoterapia, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e alleviare i sintomi. Riconoscere precocemente i segnali è fondamentale per un intervento tempestivo; in alcuni casi, una terapia cognitivo-comportamentale può risultare efficace anche senza l’uso di farmaci.

Depressione
La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) è un approccio psicoterapeutico ampiamente utilizzato per il trattamento della depressione. Questo metodo si basa sull’idea che i pensieri, le emozioni e i comportamenti siano interconnessi e che modificare i pensieri disfunzionali possa portare a un miglioramento dell’umore e delle azioni quotidiane.
Nella TCC per la depressione, il terapeuta aiuta il paziente a identificare e mettere in discussione i pensieri negativi automatici e le credenze irrazionali che contribuiscono al malessere emotivo. Attraverso tecniche specifiche, come la ristrutturazione cognitiva, il paziente impara a sostituire tali pensieri con interpretazioni più realistiche e positive. Inoltre, la TCC si concentra anche sul cambiamento dei comportamenti disfunzionali, incoraggiando l’attivazione comportamentale: il paziente viene guidato a incrementare la partecipazione ad attività piacevoli e significative, riducendo così l’isolamento e l’apatia tipici della depressione.
Il trattamento è generalmente strutturato, di breve durata e orientato agli obiettivi, con esercizi e compiti da svolgere anche al di fuori delle sedute. La TCC si è dimostrata efficace nel ridurre i sintomi depressivi, prevenire le ricadute e migliorare la qualità della vita.
In sintesi, la Terapia Cognitivo-Comportamentale rappresenta uno strumento fondamentale nel percorso di cura della depressione, favorendo una maggiore consapevolezza dei propri schemi mentali e la promozione di strategie adattive per affrontare le difficoltà emotive.

Disturbi della nutrizione (DCA)
I disturbi dell’alimentazione e della nutrizione sono caratterizzati da un comportamento disfunzionale riguardo il cibo, una percezione del proprio corpo alterata e una conseguente preoccupazione per il proprio peso e aspetto fisico.
Possono avere cause e conseguenze psicologiche legate a problemi di autostima e, in alcuni casi, sono associati a problemi d’ansia e depressione.
I DCA più diffusi sono:
anoressia nervosa: chi soffre di questo disturbo ha una percezione alterata del proprio peso e immagine corporea, a cui reagisce adottando una restrizione dell’assunzione di calorie. La perdita di peso, perseguita con una rigida autodisciplina, non allevia la paura di ingrassare
bulimia nervosa: sono ricorrenti le abbuffate che poi vengono “compensate” da vomito autoindotto, uso di lassativi e diuretici, attività fisica eccessiva. Al centro di questo disturbo ci sono un’errata percezione del proprio corpo e problemi legati all’autostima
binge eating disorder o disturbo da alimentazione incontrollata: ha in comune con la bulimia nervosa le abbuffate a cui, però, non seguono condotte compensatorie. L’abbuffata viene fatta di nascosto e provoca vergogna e senso di colpa.
Per intervenire nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare è utile un lavoro sinergico che coinvolga medici, nutrizionisti specializzati in disturbi alimentari e psicologi esperti in disturbi alimentari.

Sostegno psicologico in gravidanza e post-parto
Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) quasi 1 donna su 5 sperimenta depressione o ansia durante la gravidanza o, più spesso, nell’anno successivo al parto. I disturbi affettivi che le donne possono presentare nel periodo successivo alla nascita sono però attualmente sottostimati, spesso non rilevati e frequentemente non curati. È infatti difficile che una madre espliciti una richiesta d’aiuto, per ciò che Guedeney ha denominato il «paradosso della madre depressa»: la madre ritiene di non avere diritto di sentirsi triste, infelice e/o depressa in un momento che dovrebbe essere caratterizzato, nell’accezione più comune, da una grande felicità e senso di realizzazione; se riconosce la propria depressione, allora tende a giudicarsi in termini morali, e non psicopatologici, come una «cattiva madre». È fortemente radicato lo stereotipo secondo il quale le donne devono necessariamente gioire della propria maternità senza esprimere alcun turbamento: emerge quanto nel dopo parto le donne lottino per raggiungere il loro ideale materno, nascondendo a se stesse e agli altri i propri reali bisogni.

Disturbo da stress post-traumatico
La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) focalizzata sul trauma aiuta i pazienti a riconoscere e modificare i pensieri distorti riguardanti sé stessi, l’evento traumatico e il mondo circostante. Inoltre, insegna a gestire ansia ed emozioni negative, con l’obiettivo di attenuare i sintomi persistenti di iper-arousal presenti nei sopravvissuti.
I protocolli di TCC centrati sul trauma pongono particolare enfasi sugli interventi di esposizione, basati su due principi fondamentali:
ABITUAZIONE: la diminuzione dell’ansia dopo un’esposizione prolungata;
PROCESSAMENTO DELL’INFORMAZIONE: permette di rivedere le informazioni traumatiche precedenti, integrando nella memoria nuove interpretazioni più funzionali e adattive (Bisson et al., 2013).
L’esposizione prolungata è essenziale per aiutare i pazienti a ricordare gli eventi traumatici in un contesto sicuro, aumentando gradualmente la tolleranza alla sofferenza evocata dal ricordo.

Dipendenza Affettiva
La dipendenza affettiva è una condizione in cui una persona vive le relazioni in modo disfunzionale e persistente, arrivando a subordinare completamente l’identità, le emozioni e i comportamenti al legame con l’altro. La relazione viene percepita come indispensabile, quasi vitale, tanto che, anche se causa sofferenza o danni significativi, l’idea di separarsene risulta insopportabile. Chi ne soffre manifesta comportamenti simili a quelli delle dipendenze da sostanze o comportamentali: compulsività, ovvero un bisogno incontrollabile di essere costantemente in relazione con l’altro, cercando conferme e presenza continue; tolleranza, con la necessità di un coinvolgimento sempre maggiore; astinenza, cioè un forte disagio quando il partner è assente o si allontana; e rischio di ricaduta dopo tentativi di distacco. Diversamente da una relazione sana e reciproca, la dipendenza affettiva è caratterizzata da squilibrio, fusione eccessiva, idealizzazione dell’altro e perdita di contatto con il proprio sé, con un impatto significativo sulla vita sociale, lavorativa e sul benessere personale. Per riconoscerla è fondamentale effettuare una diagnosi differenziale con il disturbo borderline di personalità, in cui la disregolazione emotiva è più marcata e caratterizzata da improvvisi cambi d’umore; con il disturbo dipendente di personalità, che si manifesta in più ambiti di vita, non solo nelle relazioni sentimentali; e con le dipendenze da sostanze, con cui condivide compulsività, tolleranza, astinenza e ricaduta, ma che si riferiscono a una sostanza o attività, mentre nella dipendenza affettiva l’oggetto della dipendenza è una persona o la relazione stessa. La letteratura evidenzia come il genere femminile sia maggiormente esposto alla dipendenza affettiva, in parte a causa di condizionamenti socioculturali che, fin dall’infanzia, promuovono ruoli legati alla cura, alla disponibilità emotiva e alla subordinazione affettiva. La Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) rappresenta l’approccio terapeutico di prima scelta per trattare la dipendenza affettiva, grazie alla sua efficacia nel modificare pensieri disfunzionali, comportamenti disadattivi e nel migliorare la regolazione emotiva.

Disturbi di personalità
La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) è ampiamente utilizzata nel trattamento dei disturbi di personalità, offrendo un approccio strutturato e mirato a modificare i modelli di pensiero disfunzionali e i comportamenti maladattivi che caratterizzano questi disturbi.
Caratteristiche principali della TCC nei disturbi di personalità:
- Focus su schemi cognitivi e comportamentali: La TCC aiuta i pazienti a identificare e modificare le credenze disfunzionali profonde (schemi) che influenzano il loro modo di percepire se stessi, gli altri e il mondo.
- Interventi strutturati e orientati agli obiettivi: Le sedute sono organizzate per lavorare su specifici obiettivi terapeutici, favorendo un cambiamento graduale e misurabile.
- Tecniche utilizzate: tra le più comuni troviamo la ristrutturazione cognitiva, l’esposizione graduale, il problem solving, e l’addestramento alle abilità sociali e di regolazione emotiva.
- Approccio collaborativo: terapeuta e paziente lavorano insieme per identificare i problemi e sviluppare strategie di coping efficaci.
Applicazioni specifiche:
- Disturbo borderline di personalità: la TCC, in particolare la Dialectical Behavior Therapy (DBT), è considerata uno dei trattamenti più efficaci, focalizzandosi sulla regolazione emotiva, la tolleranza allo stress e le abilità interpersonali.
- Disturbo evitante di personalità: la TCC aiuta a superare l’evitamento sociale attraverso l’esposizione graduale e il potenziamento dell’autostima.
- Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: si lavora sul perfezionismo disfunzionale e sui comportamenti rigidi, promuovendo la flessibilità cognitiva e comportamentale.
In sintesi, la TCC fornisce strumenti pratici e concreti per aiutare le persone con disturbi di personalità a migliorare la qualità della loro vita, favorendo una maggiore consapevolezza di sé e l’acquisizione di abilità per gestire le difficoltà quotidiane.

Ipocondria
L’ipocondria è una condizione caratterizzata da una preoccupazione eccessiva e infondata riguardo la propria salute, tanto che qualsiasi sintomo fisico, anche lieve, viene interpretato come segno di patologia.
Con l’utilizzo del nuovo manuale diagnostico (DSM-5), la diagnosi di ipocondria è ora sostituita dalla diagnosi di disturbo da sintomi somatici oppure, meno frequentemente, dalla diagnosi di disturbo da ansia di malattia.
In particolare è sostituita da: diagnosi di Disturbo d’ansia da malattia, se i sintomi sono minimi o assenti ediagnosi di Disturbo da sintomi somatici, se sono presenti sintomi fisici concreti e ben individuabili. L’ipocondriaco è solito mettere in atto due tipi di comportamento: nel primo caso si allarma in modo eccessivo per ogni minimo sintomo e si rivolge subito a centri per la salute fisica o passa molto tempo a fare ricerche sulle malattie su internet, nel secondo caso invece evita di interessarsi della malattia per paura di scoprire di essere affetto da una grave patologia.

Elaborazione del lutto
Elaborare un lutto è un processo naturale e personale che ognuno affronta in modo diverso. Il lutto nasce dalla perdita di una persona cara, ma può riguardare anche altre forme di perdita, come la fine di una relazione, un cambiamento importante o un evento traumatico.Durante questo periodo, è normale provare una vasta gamma di emozioni come tristezza, rabbia, confusione, senso di colpa o persino sollievo. Questi sentimenti possono variare nel tempo e manifestarsi in modi diversi, sia a livello emotivo che fisico. È importante concedersi il tempo necessario per elaborare il lutto senza forzare tempi o modalità prestabilite. Parlare con amici, familiari o un professionista può aiutare a condividere il dolore e trovare strategie per affrontare la perdita. Se il dolore diventa troppo intenso o persiste a lungo senza miglioramenti, può essere utile rivolgersi a uno psicologo che possa offrire supporto e accompagnamento personalizzato. Ogni percorso di elaborazione è unico e non esistono risposte giuste o sbagliate, ma solo il rispetto per il proprio tempo e i propri sentimenti. La psicoterapia è indicata quando il lutto diventa “complicato”, caratterizzato da dolore cronico, inabilità a riprendere le normali attività o quando la perdita viene rimossa perché troppo dolorosa. Il percorso personalizzato mira a trasformare il dolore acuto in un ricordo sereno, senza cancellare il valore della persona perduta.
Tecniche professionali per supportare la salute emotiva
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Affrontare con serenità le sfide emotive e personali
In questa pagina condividiamo le esperienze positive dei nostri pazienti, evidenziando i progressi ottenuti grazie al nostro supporto professionale.
Grazie all’approccio empatico e alle tecniche mirate, ho riscoperto equilibrio e serenità nella mia vita.
Alessandra Bianchi
Psicologa e Coach
Il percorso con Studio Sulay Calvarese ha superato ogni mia aspettativa, con risultati concreti e un ascolto autentico.
Marco Rossi
Imprenditore e Padre di Famiglia
Un’esperienza terapeutica che ha trasformato profondamente il mio benessere mentale e relazionale.
Elena Verdi
Insegnante e Consulente Educativo
